Cosa cambia nel caso di esito positivo del referendum?

IL NUOVO COMUNE 

Come si chiamerà il nuovo Comune?

Le tre Amministrazioni hanno chiesto al Consiglio regionale la possibilità che con il quesito referendario per la costituzione del nuovo Comune sia sottoposta alla popolazione interessata anche la scelta tra i seguenti nomi, selezionati a seguito di consultazione informale della popolazione stessa:

  • “Treborghi del Friuli”
  • “Castelliere del Friuli”

Cosa accadrà in caso di esito positivo del referendum in tutti tre i Comuni?

In caso di esito positivo del referendum, entro 60 giorni dalla proclamazione dei risultati del referendum, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale il disegno di legge concernente l’istituzione del nuovo Comune. In sostanza, il referendum ha natura meramente consultiva; l’esito dello stesso non vincola giuridicamente il legislatore regionale ma lo indirizza nella scelta politica che lo stesso dovrà assumere approvando o meno la legge che dispone la fusione dei Comuni. 

Cosa succederà nel periodo intercorrente tra il referendum e l’avvio del nuovo Comune?

Sino al 31 dicembre 2017 resteranno in carica gli attuali amministratori comunali. Inoltre, in questo periodo, oltre a gestire le normali attività di competenza dei singoli Comuni, si dovrà lavorare per predisporre quanto necessario per l’avvio del nuovo Comune – stesura del primo Statuto, formazione del personale, definizione della nuova struttura organizzativa, predisposizione degli uffici, etc.

Quando si andrà a votare per nominare gli amministratori del Comune unico?

Le elezioni del Sindaco e dei consiglieri comunali del nuovo Comune si terranno nella prima finestra elettorale utile: dal 15 aprile al 15 giugno 2018. 

Chi guiderà il nuovo Comune dal 1° gennaio 2018 fino alla nomina del nuovo Sindaco e del nuovo Consiglio comunale?

La Regione emana una legge provvedimento in cui nomina un commissario e un vice che reggeranno l’ente locale dal 1° gennaio 2018 fino alle elezioni di primavera. 

Tutti i Comuni saranno rappresentati nel nuovo Consiglio comunale?

Sì, perché su richiesta dei Comuni interessati, la legge-provvedimento regionale può prevedere delle norme elettorali transitorie finalizzate ad assicurare:

  • la rappresentanza delle comunità di origine in seno al consiglio comunale del nuovo Comune, anche prevedendo una composizione del Consiglio diversa rispetto a quella determinata dalla legge;
  • la rappresentanza delle comunità di origine in seno alla giunta comunale del nuovo Comune, anche prevedendo una composizione della Giunta diversa rispetto a quella determinata dalla legge.

Queste deroghe alla composizione degli organi comunali sono alternative e possono essere disposte per non oltre i primi due turni elettorali o i primi due mandati elettorali successivi all’istituzione del nuovo Comune.

Nel nuovo Comune il Consiglio Comunale esprimerà i Consiglieri con formula proporzionale al n° di abitanti del Comune di origine?

Non è previsto che il Consiglio comunale del nuovo Comune esprima Consiglieri secondo una formula proporzionale al numero delle comunità originarie. Le votazioni funzioneranno come le attuali elezioni comunali e quindi l’elezione dei Consiglieri dipenderà dai voti ottenuti dai singoli candidati e dai voti della lista a cui sono associati rispetto alle altre compagini. 

Come viene garantita la rappresentatività dei Comuni in Giunta del nuovo Comune?

La rappresentatività dei Comuni originari può essere garantita nella Giunta del nuovo Comune per i primi due mandati (ossia massimo 10 anni) con la nomina di un Assessore in più per ogni comunità minore. 

I nomi delle strade cambieranno?

No. Per distinguere vie con nomi analoghi sarà sufficiente indicare, di seguito, la località (es. Via Roma Flaibano e Via Roma Mereto di Tomba). Rimangono invece invariati i CAP di Flaibano, Mereto di Tomba e Sedegliano. 

Come verrà risolto il problema dell'aggiornamento dei documenti in presenza di Vie che hanno lo stesso nome

Nel attribuire la denominazione ad un’area di circolazione occorre tenere presente che nell’ambito del territorio comunale non può essere assegnata la stessa denominazione ad aree di circolazione dello stesso tipo anche se comprese in frazioni o circoscrizioni amministrative diverse.

Si possono suggerire tre criteri, tra loro alternativi, che perseguono scopi differenti:

  1. in base a un criterio che potremo chiamare di "economia dei mezzi" o di "minor impatto" possibile sulle popolazioni interessate, vanno messi a confronto i numeri civici afferenti alle aree omonime, nella loro quantità, e si procede a cambiare il nome della via meno popolosa, in modo da generare meno adempimenti burocratici possibili, seppur vengono gestiti automaticamente dagli uffici del nuovo comune e senza spese per gli interessati;
  2. in base a un criterio di storicità e di persistenza di beni artistici o testimonianze storiche rilevanti, privilegiare questo aspetto, e farlo prevalere sugli aspetti messi in luce nel punto precedente;
  3.  a parità di altre condizioni, scegliere la via con meno ditte e imprese, che potrebbero subire un disturbo amministrativo da fusione più elevato, se pur senza spese vive, e procedere a cambiare il nome di quella via.

Chi pagherà l'aggiornamento dei cartelli stradali? 

L’aggiornamento dei cartelli stradali è a carico del nuovo comune, così come la relativa spesa. Possono essere liberamente utilizzati i fondi di primo impianto.

Come verranno indicate le varie Località?

La materia è di competenza in parte della fase precedente la fusione - nel senso che nella deliberazione dei consigli comunali vi è l’indicazione del capoluogo - e in parte del nuovo Statuto, che è il luogo principe attraverso il quale tutelare le comunità fuse, anche attraverso opportune scelte onomastiche relative agli ex capoluoghi e alle località.
Tutto ciò posto, vi potrebbe distinguere tra Capoluogo ed ex capoluoghi, da un lato, e passare poi all’elencazione di tutte le frazioni e località che afferivano ai comuni separati.

Quali sono i costi attuali e futuri della Giunta e del Consiglio? 

Attualmente, con il numero massimo di Assessori e Consiglieri e 6 Consigli comunali all’anno, il costo totale degli amministratori (Sindaco, Vice Sindaco, Assessori e Consiglieri) dei tre Comuni va da €135.444 a €179.664 annui, a seconda della loro situazione lavorativa, quindi con indennità base o maggiorata.
Nel nuovo Comune invece si passerebbe da un massimo di 46 a un massimo di 18 amministratori e il loro costo all’anno si ridurrebbe a metà: in totale costerebbero da €64.356 a €85.584, sempre a seconda della loro situazione lavorativa. Se per i primi due mandati vengono nominati due Assessori in più, il costo totale annuo degli amministratori andrebbe da €78.372 a €104.496.

Quali costi ci sarebbero se ci fossero i due Prosindaci?

Oltre ad eventuali spese vive rimborsabili, la legge regionale prevede che al Prosindaco di un Municipio spetti un’indennità di funzione pari al 40% di quella del Sindaco del Comune e ai consultori un’indennità di funzione pari al 50% di quella del Prosindaco (DGR 1193/2011).
Per ovviare a questi ulteriori costi e per dare più poteri a questa figura, in molti Comuni si è scelto di far nominare il Prosindaco tra gli Assessori provenienti dal Municipio di riferimento oppure che il Vice Sindaco sia un Prosindaco.

Lunedì, 02 Gennaio 2017 - Ultima modifica: Sabato, 01 Aprile 2017